domenica 14 agosto 2016

INTERO O DECIMALE? QUESTO E' IL PROBLEMA - Luigi Pinzone

INTERO O DECIMALE? QUESTO E' IL PROBLEMA
Luigi Pinzone

24 Maggio 1974, località Forno Alto di Capo d'Orlando. Il sole maggiolino scaldava le campagne della contrada, mentre nell'aula scolastica l'insegnante teneva la solita lezione. Lo chiameremo Calogero Lo Turco, nome di fantasia, questo maestro, che con spirito di sacrificio affrontava quotidianamente il difficile mestiere di insegnare ai ragazzi per forgiarne degli uomini. Nel bel mezzo della mattinata, senza alcun preavviso, arrivò a bordo di un'auto guidata da un bidello facente funzioni di autista, il direttore didattico in funzione di Ispettore incaricato dal Provveditore agli Studi. Daremo un nome di fantasia anche all'Ispettore e lo chiameremo Crisostomo Croce. L'insegnante fece alzare all'impiedi i suoi allievi in segno di rispetto e di benvenuto al Direttore, mentre lo stesso, saltando i preliminari, domandò al maestro chi fosse l'alunno più bravo. Il maestro rispose che gli alunni erano tutti bravi, al che l'Ispettore si rivolse ad una bambina seduta al primo banco.
“Dimmi un po', bambina, come ti chiami?”
E la bimba: “Mi chiamo Maria Giuseppa Racito”
E l'Ispettore: “Una domanda di aritmetica. Mi sai dire se il numero che scriverò sulla lavagna è un numero intero o decimale?”
E diretto alla lavagna scrisse 58,00.
La bambina non era molto ferrata in aritmetica, pensò, ripensò e poi disse: ”Il numero da Lei scritto è un numero decimale”.
Non l'avesse mai fatto. L'Ispettore cominciò a strapparsi metaforicamente i capelli.
“Ma cosa dici? Sei una perfetta ignorante. Il numero 58,00 è un numero intero”.
Il maestro che fino ad allora era rimasto calmo e tranquillo, incominciò ad agitarsi e intervenne in favore della bambina dicendo: “Se c'è un ignorante in quest'aula è Lei, Signor Ispettore dei miei stivali. Il numero 58,00 è un numero decimale, ed ora glielo dimostro”.
Così dicendo prese la bacchetta e cominciò a percuotere l'Ispettore, provocandogli lesioni personali, riducendolo un “Santu Lazzaru”. In dialetto siciliano la dinamica delle percosse sarebbe descritta come “E d'unni vegnu? Vegnu d'u Mulinu”.
Tribunale di Patti, Novembre 1975. Presidente Messina, Giudici Sindoni e Deodato, PM Lionti.  Avvocati di parte civile Salvatore Gullino e Francesco Collica, avvocati dell'imputato Gaetano Fortunato e Fortunato Germanotta.
La sentenza di condanna dell'imputato per oltraggio pluriaggravato, calunnia e lesioni nei confronti dell'Ispettore Croce fu di tre anni e due mesi di reclusione, oltre al risarcimento dei danni e al pagamento delle spese di giudizio.
La linea difensiva dell'imputato era impostata sull'ipotesi che la parte offesa si fosse procurata da sé le lesioni facendo proprio un episodio simile raccontato dal grande commediografo Nino Martoglio ne “I Civitoti in Pretura”. L'imputato nella commedia sosteneva come fosse stata la vittima a buttarsi sul coltello rimanendo uccisa. Nel caso che ci impegna non sarebbe stato il maestro a percuotere con la bacchetta l'Ispettore, ma quest'ultimo che sarebbe andato incontro alla bacchetta per autolesionarsi. Le dichiarazioni dei bambini, come persone informate sui fatti, furono talmente contraddittorie da far pensare al Collegio Giudicante che il maestro fosse intervenuto presso gli stessi onde convincerli a dare conferma alla propria versione dei fatti. I difensori della parte civile fecero poca fatica a smontare il fragile castello difensivo dell'imputato.
Non ci rimane che concludere, non prima di aver cercato di dare una risposta ad una legittima curiosità: Aveva ragione il maestro Lo Turco a sostenere che 58,00 è un numero decimale o il Croce a dire che si tratta di un numero intero?
Alla luce dei miei fievoli ricordi di matematica e con la precisazione che ho sempre nutrito una fiera avversione nei confronti di tutte le materie scientifiche, la regola aritmetica dovrebbe essere che un numero intero seguito dalla virgola e da numeri decimali uguali allo zero può essere considerato decimale. Pertanto in linea teorica aveva ragione il maestro.
L'errore che gli costò una sentenza di condanna fu chiaramente nel fatto che trascese nella dimostrazione della sua lectio.

Carpi di Modena - lì 22 Luglio 2016

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