venerdì 14 ottobre 2016

NE ABBIAMO FATTO DI STRADA - Carmelina Allia

NE ABBIAMO FATTO DI STRADA
Carmelina Allia
            Mi piace condividere e consegnare ai giovani qualche episodio del nostro passato che delle mie amiche: Peppina Galvagno e Franca Lembo, testimoni oculari, mi hanno raccontato.
            I primi due episodi hanno molto in comune e denotano una mentalità diffusa, ma nella loro negatività ci parlano del cammino fatto nella società per superare le differenze di "classe sociale", rafforzando la speranza che le situazioni nel tempo si evolvono in meglio.
            E perché ho la certezza che, grazie a Dio, indietro non si torna, mi accingo, a mia volta, a raccontare questi episodi.
Erano gli anni in cui gran parte della popolazione ucriese, povera e poco istruita, era alla mercé di alcuni proprietari e dei loro diretti collaboratori, spesso arroganti e prepotenti.
            Essendo i mariti al fronte, alle mogli dei contadini restava il compito di provvedere alle necessità della famiglia, spesso composta da numerosi figli.
            Una contadina, di nome Concetta, aveva un piccolo appezzamento di terreno confinante con la proprietà di uno dei " signori" di Ucria, presso cui lavorava a raccogliere nocciole.
            Alla fine di una giornata di lavoro, la contadina si fermò a prendere un po' di legna, disseminata nel terreno del "padrone", legna che le sarebbe servita per accendere il forno per cuocere il pane per i suoi bambini.
            Ma il " campiere", accortosi del fascio di legna che la contadina stava per portare a casa, pretese che il giorno dopo facesse una giornata di lavoro non retribuita, in compenso della legna da bruciare. Poi, ancora indignato, rimprovero' la nipote della contadina, che senza permesso, aveva osato raccogliere un fiore, attirata dal suo bel colore rosso, raccomandando alla zia di essere più attenta perché il fatto non si ripetesse mi più.
            Anche la signora Martelli Carmela con la nipotina "Ciccina", si recò in una fredda mattina di gennaio di circa 80 anni fa, in contrada " Bellino", sperando di trovare un po' di legna e di minestra "maritata". Avrebbe fatto riscaldare i suoi che l'aspettavano a casa e dare loro qualcosa di caldo da mangiare.
            Aveva già raccolto qualche rametto di nocciolo secco e un po' di minestra, quando comparve il campiere, che così apostrofò la poveretta: "Gnura Carmina, pusati i ligna e a minestra e di cca' vinnati a jiri subbitu".
            La signora Carmela, mortificata e umiliata, anche perché "a picciridda" aveva assistito alla scena, lasciò tutto e, tenendo la nipotina per mano, scusandosi si allontano in fretta.
            Erano proprio duri quei tempi per la povera gente!
            Oggi atteggiamenti del genere ci sembrano inverosimili, ma furono una triste realtà!
            E ancora un atro episodio che fa riflettere e nella sua crudezza ci fa scorgere il seme del cambiamento nei rapporti di lavoro.
            Era l'ultimo giorno di raccolta delle nocciole in una proprietà, ad Ucria, verso gli anni 50.
            La "padrona" aveva promesso alle donne "dell'antu", circa 25, che quel giorno avrebbero fatto" a scialata di mezzogiorno.
            In uno spiazzo fece accendere il fuoco sotto un recipiente di rame stagnato: "u lavizzu", mentre in casa veniva preparata la salsa con i pomodori dell'orto.
            Quando l'acqua del recipiente bolli', la "padrona" vi svuotò un sacchetto di pane raffermo, che suo marito aveva riportato da Enna, dove si era fermato alcuni giorni per motivi di lavoro.
            Poi versò "'nto lavizzu" la salsa già pronta e con un mestolo cominciò a distribuire quel pane alle lavoranti.
            Soltanto qualche anziana ne mangiò, le altre lo rifiutarono mugugnando e dicendo che non essendo più bambine non avevano bisogno di "pane cotto".
            Era un bel segnale: cominciava a farsi strada nella povera gente, la coscienza di essere "persone" e di avere una dignità meritevole di essere rispettata!
            Da quel tempo, con l'aiuto di Dio, ne abbiamo fatto di strada, ma quanta ancora ce ne resta da fare?
            Forse anche oggi si annidano nel nostro cuore sentimenti di non accoglienza e di sfruttamento nei riguardi di chi, rischiando spesso la vita, è costretto a lasciare la propria terra, a causa della guerra e della fame.
            Ma di cuore ci auguriamo che tutti possiamo crescere ne!!a consapevolezza che in questa avventura che è la "Vita", bella, anche se, a volte faticosa, siamo compagni di viaggio e che, insieme, si può andare lontano, raggiungere nuove mete, sognando orizzonti aperti!




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